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Il fenomeno di Hikikomori



Avete mai sentito parlare del fenomeno dell’Hikikomori?


Questo termine arriva da lontano, più precisamente dal Giappone e letteralmente significa “stare in disparte” hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi) (Moretti, 2010), è un fenomeno che porta la persona al ritiro sociale, spesso ci si chiude in camera e si interrompono i rapporti con il mondo esterno, alcuni oscurano anche le finestre della propria stanza in modo che l’isolamento sia totale e nulla posso arrivare dall’esterno neanche un raggio di sole.


Alcuni escono dalla propria stanza ma rimangono confinati tra le mura domestiche o escono in piena notte in modo da non dover incontrare nessuno. Questa problematica colpisce principalmente i maschi di un’età compresa tra i 14 e i 30 anni, la giornata viene scandita per lo più dall’uso del computer e dei videogiochi.


In Italia stiamo assistendo ad un aumento di casi e l’interesse per questo nuovo modo di distanziamento sociale sta attivando il settore della salute mentale e soprattutto quello di chi si occupa di benessere psicologico a domicilio. Il bisogno di intraprendere un percorso psicoterapico è essenziale sia per la persona che sta intraprende la vita dell’hikikomori sia per i membri della famiglia che si trovano in una situazione che non riescono a comprendere o a gestire.


Si è potuto constatare come alcune caratteristiche siano costanti nelle famiglie in cui un membro sviluppa questo fenomeno, Minuchin e colleghi (1978) parlano di famiglie con ruoli confusi, in cui non si riesce a far circolare pienamente la comunicazione e vengono alternati atteggiamenti di esasperazione con blandi tentativi di ritrovo dell’equilibrio che portano con sé uno stato di confusione dell’intero sistema familiare.


È fondamentale che il sistema familiare possa lavorare per comprendere cosa li ha portati a vivere il momento presente. Altri punti comuni a tutti i casi di Hikikomori secondo Moretti (2010) sono la relazione di dipendenza genitore-figlio, uno stile severo da parte del sistema scolastico, essere vittima di bullismo.


In questo scenario si palesa la complessità del fenomeno, che include caratteristiche personali, disagi familiari e sociali, ecco che diventa fondamentale il poter prendere in carico non solo la singola persona ma l’intero sistema.


La psicologia a domicilio può permettere questa presa in carico perché accorcia la distanza tra il fuori e il dentro e permettendo a tutti i membri della famiglia di trarre giovamento e riuscire ad apportare una presa di consapevolezza rispetto al proprio ruolo, e al proprio potere per accedere al cambiamento.



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