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L’arte come “medicina dell’anima”...

L’arte come “medicina dell’anima”: l’utilizzo della musica, delle canzoni, del disegno e della pittura nel sostegno psicologico.




Perché è importante servirsi di varie forme artistiche nella relazione d’aiuto?


Dalla letteratura scientifica si può evincere come, specie negli ultimi anni, l’applicazione di diverse modalità espressive non verbali come la musica, la danza, il colore ed il disegno, siano utilizzate in ambito preventivo, riabilitativo e anche psicoterapeutico. È stata inoltre riscontrata un'importante efficacia di tali metodi “alternativi” sullo stato di sofferenza delle persone.


Quando si è in uno stato di sofferenza e di malessere non è facile riconoscerlo e comunicarlo agli altri, e in tanti casi, soprattutto a sé stessi. La parola veicolando significati li costruisce, essa media in modo razionale quello che stiamo provando. Quando le persone attraversano un periodo di disagio possono non riuscire a “trovare le parole” per dimostrare cosa stia accadendo loro, in alcuni casi ancora non lo sanno! L’arte superando il linguaggio verbale, a cui comunemente siamo abituati ed ancorati, si fa portavoce del nostro mondo interno dando la possibilità alle nostre emozioni di venir a galla e di prendere forma nel testo di una canzone, in una musica, nei colori di un dipinto (nostro o di altri), in un movimento del nostro corpo. Il registro non verbale esprime in modo catartico i nostri sentimenti, ci dona l’opportunità di dare loro un nome, una nuova etichetta.



Per rendere l’idea di come sia forte l’impatto dell’utilizzo delle tecniche espressive in psicologia, mi appello ad una famosa citazione di Natalina Loria, musicoterapeuta:

“(..) La musica rappresenta un modo di esprimersi più diretto rispetto alla parola, poiché la risposta sta ancora nel corpo. La musica passa attraverso il corpo e permette di esprimere le emozioni più intime. È il linguaggio che nasce da dentro di sé. Il suono proviene dal corpo, ed è quindi come se fosse il corpo stesso a parlare”.

I segni e i simboli delle espressioni non verbali, accendono in noi una luce come se ci smuovessero gli ingranaggi del profondo, gli ingranaggi del nostro cuore.


Soprattutto nei casi particolarmente gravi, in cui i pazienti portano con sé una sofferenza psicotica, nei casi di importanti handicap, nei malati terminali, in persone che presentano disarmonie psicologiche somatiche e nei pazienti alessitimici, le pratiche artistiche possono lenire ed essere fonte di sollievo e cura. Questo perché in tali casi, l’uso di un registro verbale è estremamente ridotto o addirittura non è contemplato; questo non significa che non ci siano contenuti, anzi! C’è in tali vite segnate da numerose ferite e cicatrici, un pullulare di stati d’animo: desideri, paure, sofferenze, contraddizioni che possono far capolino nel lavoro psicologico grazie alle forme altre dal linguaggio verbale.



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