Dentro e fuori - La psicoterapia come ponte tra il domicilio e lo studio




Esistono diversi “mondi”, un mondo fuori e uno dentro di noi ed esistono diversi modi di percepirli.


Fin dai primi istanti di vita si verifica uno scambio tra il mondo interno del neonato e il mondo esterno (i caregivers/ famigliari), si creano connessioni tra i due mondi, si inizia a percepire il mondo esterno attraverso i cinque sensi e il mondo interno si “sente” nella misura in cui quello esterno risuona dentro di sé. Ciò che sta fuori di noi si può toccare, si può dare senso e forma attraverso il tatto; si può ascoltare attraverso l’udito, si possono memorizzare i suoni della natura, la voce dei caregivers, i rumori familiari della casa, quelli dell’ambiente esterno; il mondo si può conoscere attraverso l’olfatto, si creano associazioni tra profumi/essenze e affetti, contesti di cura e altri contesti di vita; il “fuori” si può guardare, osservare e apprezzare attraverso la vista, si coglie la comunicazione non verbale, si può conoscere la forma del mondo esterno; infine, il gusto è l’altro senso che ci dà la misura di quanto sia saporito, appetibile e commestibile ciò che sta fuori di noi.


Ma tutto questo come viene portato e mantenuto stabilmente nel mondo interno? È un processo graduale di elaborazione e di “digestione” delle sensazioni, percezioni ed emozioni da parte del caregiver, che permette al piccolo di assimilare e memorizzare l’esperienza del mondo esterno in maniera facilitata e digerita. Quindi si può dire che il vissuto del bambino è sempre (o quasi) mediato dall’esperienza emotiva del caregiver. I primi scambi emotivi avvengono nel grembo materno, continuano e si consolidano dopo la nascita.


Quando il bambino cresce, inizia a sperimentare il mondo esterno in autonomia e iniziano le prime separazioni dai caregivers. Come può il piccolo tollerare queste separazioni? Come si organizza in questa fase di passaggio? Di solito la risposta la ritroviamo nell’orsacchiotto preferito dal bambino, completamente consumato e impossibile da mettere a lavare senza suscitare la sua disperazione oppure in un lenzuolino che viene portato sempre con sé! Vi siete mai chiesti perché? Quella “cosa” morbida, che può variare da bambino a bambino, costituisce l’oggetto transizionale, ovvero quell’oggetto che simbolicamente rappresenta e sostituisce il legame speciale con il/i caregiver/s. Ha un effetto consolatorio, rassicurante e calmante nel momento dell’addormentamento o nei momenti di esplorazione. Permette di “portare dentro”, interiorizzare quel legame, quel vissuto.


Ma gli adulti hanno un oggetto transizionale o non ne hanno più bisogno? Credo che anche gli adulti, soprattutto nei momenti di stress, tensione, nelle fasi di vita che implicano un cambiamento vadano a ricercare una “esperienza transizionale”, come ad esempio una passeggiata nel bosco o al mare dove è possibile assaporare suoni e profumi della natura, oppure ascoltare la musica, mangiare il proprio cibo preferito, praticare sport, dedicarsi un massaggio rilassante, ecc. I modi sono molteplici ma sono tutti tentativi di riappropriarsi di quel vissuto simbiotico originale che trasmetteva “morbidezza”, accoglienza, calma e rassicurazione.


Avete mai pensato alla psicoterapia come “oggetto transizionale”, come ponte tra il mondo interno e il mondo esterno? È un’esperienza che permette di rivivere, rimodulare, ripensare e risentire i vissuti di maternage nella famiglia di origine. Permette di fare una nuova e sana esperienza di legami e relazioni con se stessi e con il “mondo esterno”, che nella famiglia d’origine in alcuni momenti della vita non hanno funzionato al meglio.


La psicoterapia può anche simboleggiare quel ponte, quella possibilità per chi decide di intraprendere un percorso domiciliare. La psicoterapia a domicilio può incarnare la cura “del” e “nel” mondo interno, sia come cura delle ferite interiori sia come percorso svolto all’interno del proprio luogo sicuro. La psicoterapia può rappresentare il ponte che permette, a chi ha la possibilità, di progettare il passaggio e l’approdo allo studio, al “mondo esterno”.


Filomente Psicologia


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